Sarzanini style, come ti cucino una riunione con Gianni Letta

A  leggere superficialmente l’articolo di Fiorenza Sarzanini pubblicato dal Corriere della Sera di ieri, si ha l’impressione di una schiacciante mole di elementi oggettivi che inchiodano “la cricca” alle sue responsabilità per una gestione dei lavori assegnati dopo il terremoto dell’Aquila.
10 AGO 20
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A leggere superficialmente l’articolo di Fiorenza Sarzanini pubblicato dal Corriere della Sera di ieri, si ha l’impressione di una schiacciante mole di elementi oggettivi che inchiodano “la cricca” alle sue responsabilità per una gestione dei lavori assegnati dopo il terremoto dell’Aquila. Se però si guarda un po’ per il sottile, si nota che in realtà l’unico fatto acclarato è che si è tenuta una riunione a Palazzo Chigi, nel corso della quale è stata decisa la costituzione di un consorzio tra imprese e entità finanziarie aquilane e nazionali per realizzare opere urgenti in una situazione di indubbia emergenza. Gli imprenditori aquilani, risulta dalla dichiarazione considerata più contundente, quella di Ettore Barattelli, si sono rivolti alla Cassa di risparmio dell’Aquila perché agevolasse un accordo consortile con la società Btp perché sapevano che “aveva grosse entrature con il governo”. Insomma tutto il castello si regge su un’opinione, peraltro in sé tutt’altro che infamante, di un imprenditore su un’altra impresa.

Il resto è una raccolta di frasi dal significato equivoco, che alludono a reati gravissimi, con l’avvertenza però che “bisogna stabilire la regolarità di quel patto”, anche se nel corso di tutto l’articolo si dà l’impressione che la costituzione di un consorzio sia una specie di peccato capitale. Si vedrà in seguito se questi fatti, sottoposti ad accertamento come fatti e non come “realtà romanzesca”, sono o meno censurabili sotto il profilo giudiziario o anche solo morale. Per ora risulta soltanto che è stata costituita una cordata di imprese per realizzare opere urgenti, che questo consorzio ha avuto incontri presso la presidenza del Consiglio, dove Gianni Letta lavorava con grande impegno per fronteggiare gli effetti del sisma. Si potrebbe raccontare tutta un’altra storia con gli stessi scarni elementi di fatto a disposizione, la storia di un esecutivo alle prese con una tragedia immane che utilizza tutti gli aiuti e le conoscenze possibili per dare risposte tempestive. Anche questa sarebbe una lettura arbitraria, un punto di vista e non un’analisi di fatti incontrovertibili.

Il problema che sorge è sull’effetto che produce questa confusione tra il giornalismo di inchiesta e quello di “ricostruzione” ipotetica. Anche questo esercizio di fantasia è ovviamente legittimo, purché ai lettori sia chiaro di che cosa si tratta. La “docufiction” è un genere assai insidioso, che travalica in un terreno ambiguo quando confonde più o meno volutamente fatti accertati con ipotesi puramente personali. Un titolo messo tra virgolette che recita “patto politico per i lavori in Abruzzo” ha proprio questo carattere. Una decisione di competenza del governo è per sua natura “politica”, un accordo tra imprese per realizzarla è un “patto”, tuttavia è evidente l’intenzione del titolista, e quindi del giornale, di attribuire a questi termini un senso insinuante. Che questo modo di trattare le notizie sia utilizzato da testate che fanno campagna politica è abbastanza comprensibile. Fa invece una certa impressione che sia un giornale che si considera una specie di istituzione, come il Corriere, a adottare questo procedimento. Non si tratta solo di “separare i fatti dalle opinioni”, come si dice spesso e forse un po’ ingenuamente, ma di presentare i pochi fatti all’interno di un racconto che li travalica, dando però l’impressione che la costruzione sia essa stessa parte dei fatti accertati, seppure con qualche prudenza verbale. L’articolo del Corriere non dice il falso, non lo fa perché avvolge i passaggi dai dati alle interpretazioni con fumose allusioni e molti condizionali, ma dà l’impressione di raccontare una verità criminale, che invece non è affatto accertata. Non è certo un episodio di buona informazione.